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@susanna wrote:
. ma ho delle remore…
Magari parlatene… così mi convincete…
Baci! [smilie=016.gif]
no Susanna, meglio che io taccia…a mio figlio che, da piccolino mi diceva
” ma la lingua sta in bocca ad un animale…” rispondevo ” e tu non mangiarla…ti preparo un uovo…”Però ti dirò una cosa: ho avuto ospite per lungo tempo una cugina che rifiutava la lingua. Io alla mattina uscivo per andare a lavorare e le facevo l’elenco delle cose già pronte da scaldare che avrebbe trovato in frigo per il suo pranzo.
Un giorno avevo in un contenitore della lingua affettata, che avevo cucinato con la ricetta napoletana della “genovese”, ma non gliel’ho indicata, conoscendo la sua idiosincrasia. Torno alla sera e mi sento dire: ” sai ho mangiato quella carne tenera e buonissima in quella ciotolina, spero che non ti dispiaccia anche se non me l’avevi detto”
Ho dovuto dirle la verità e credo che da allora abbia iniziato a mangiare la lingua se le capita.che splendore! Complimenti.
Ne faresti una anche per il mio compleanno?
Ma grande ché ci devono stare moltissime candeline 😆 😆 😆vedo solo ora che si parla anche di quelli dolci e anche di questi ho una ricettuzza di casa.
1 kg farina 00
12 uova
100 g liquore all’anice
dopo averli impastati e confezionati si procede alla bollitura come per quelli salati e si lasciano ad asciugare su un panno per circa 6 ore, girandoli dopo 3 ore.
Quando sono asciutti si incidono in profondità con la punta di un coltello e si infornano a 180°. Appena son gonfi e dorati si sfornano e si tuffano in una glassa così fatta:Zucchero 600 g
Acqua 1 bicchiere scarso
Limone 1
Mescolare in una pentola l’acqua con lo zucchero e, mescolando con un cucchiaio di legno, portare ad ebollizione. Smettere di mescolare e, quando, prendendo dal cucchiaio lo zucchero con due dita si formerà un filo mettere la pentola a raffreddare immersa in acqua fredda e aggiungere il succo di 12 limone, lavorando energicamente il composto sino a che diverrà bianco e tenderà ad indurirsi.
Rimettere la pentola sul fuoco, far sciogliere la glassa e glassare i dolcetti, con un pennello o immergendoli.Ivana, neppure questi son morbidissimi, ma se vuoi taralli morbidi ecco i
TARALLI DI PATATE
Impastare 12 kg di patate lessate, sbucciate e schiacciate con 400 g di farina, tre uova frullate, una scorza di limone grattugiata e una bustina di lievito vanigliato per dolci fino ad ottenere un impasto solido ed elastico. In caso fosse necessario aggiungere poca farina ( dipenderà dalle patate).
Formare dei cilindretti, chiuderli ad anello e friggerli tuffandoli in olio d’oliva. Scolarli quando son dorati, asciugarli su carta assorbente e passarli, uno alla volta in un piatto con abbondante zucchero.
Si mangiano freddi ( almeno si dovrebbe resistere 😆 )in questo pout pourrì di taralli e tarallucci ci metto pure la ricetta pugliese DOC dei
Taralli scaldati ( che sarebbe a dire bolliti)
Disporre a fontana sulla spianatoia 1 kg di farina e, al centro, mettere 250 g di olio evo,200 g di vino bianco, una manciata abbondante di semi di finocchio e sale. Impastare bene aggiungendo, se occorre, poca acqua tiepida (o anche un goccetto di birra).
Ottenuto un impasto liscio farlo riposare una mezz’oretta, ricavarne dei cilindretti della misura del mignolo e formare i tarallucci con una pressione alle due estremità. Si possono fare circolari, o a 8 o secondo la tipica forma dei bretzeln. Mentre si formano i taralli far bollire una pentola di acqua salata ed immergere i taralli pochi alla volta, ritirandoli con una schiumarola quando vengono a galla e mettendoli ad asciugare su dei canovacci.
Disporre sulla placca del forno oliata e infornare a 180° per poco più di
12 oraNonna Ivana, questi son tutt’altro che morbidi.
😆 😆 😆 😆 😆 😆
Bellissima!Ah, solo a leggere la ricetta mi viene l’acquolina in bocca.
Grazie infinite. Mi manca solo lo strutto e poi vado…Grazie, questa me la metto da parte per l’estate. I pomodori che trovo ora non meritano tanto onore! 😉
@mariangela wrote:
@gaviota argentea wrote:
@admin wrote:
Sull mia tavola è arrivato tramite un’amica fanatica della macrobiotica ed un figlio con tendenze vegetariane e poi se state a guardare me…io provo le cose più stravaganti per pura curiosità. Per esempio avete mai sentito parlare dei fagioli Urid? ne ho un bel pacco da smaltire
😯Ed il sale rosa dove lo metti……. 😆
😆 😆 😆 Ah te lo ricordi 😉 quello lo tengo da parte come una reliquia. Qualcuno mi ha detto che potrei incastonarlo ed usarlo come monile 😆 😆
Così per inciso son saltati fuori i taralli ” ‘nzogna e pepe” un’ altra specialità mitica.
Non avresti la ricetta anche di quelli?Susanna, che ricetta stuzzicante. Il popo io lo adoro e poi presentato così credo che riuscirò a persuadere anche quelli di famiglia un po’ restii a mangiar pesce.
Grazie mille!@susanna wrote:
A Taranto ho mangiato invece le “Friselle” quelle di pane durrissimo a forma di ciambella con il buco al centro… e quando le trovo anche alle nostre “latitudini”… le compro volentieri perchè tutti ne vanno pazzi soprattutto in estate.
Prima si tuffano in acqua fredda (si mette una ciotola in tavola) poi si condiscono con i pomodorini tagliati a cubetti conditi con olio, sale, basilico o origano…. che bontà!!! Chissà se nel passato usavano anche a Taranto l’acqua del mare???Se c’è un tarantino in giro ce lo dica!!!!
Bacissimi! 😀 😀
proprio tarantina no, ma a Taranto ho vissuto.
No, non credo usassero l’acqua di mare, per il semplice fatto che la presenza di un porto militare implica residui in mare di catrame e d’altro.
Anch’io le friselle le ho sempre viste e mangiate a ciambella e preparate come dici tu, con l’unica variante, per chi piace, di strofinarle, prima di passarle in acqua, con uno spicchio d’aglio tagliato a metà.Salve!
BUONIIIII
Anche io son stata colpita dalla mortadella…da non bolognese avrei pensato al prosciutto cotto, ma l’idea della mortadella mi attira assaissimo!
Da provare sicuramente in questa casa in cui le crespelle son sempre apprezzate in ogni variante.
Grazie mille.Susanna, ho misutato lo stampo che adopero: diameto cm 24, altezza cm 8
Io, che son all’antica, impasto a mano ( e intanto mi balocco con i ricordi e l nostalgia) ed adopero la vecchia ricetta di casa.
Di solito ottengo un risultato soddisfacente ed apprezzato dai miei cari e dagli amici.Per 6 persone
180 g farina 0
125 g burro
20 g lievito di birra
3 uova
1 cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale.Impastare in una tazza la quarta parte della farina con il lievito e due dita d’acqua leggermente intiepidita, coprire la tazza e metterla in luogo tiepido fino a quando, dopo circa un quarto d’ora, il lievito avrà raddoppiato il volume.
Versarlo allora in una ciotola sopra la restante farina il burro morbido e le uova, impastare con la mano a cucchiaio e poi lavorare la pasta con le dita, sollevandola e sbattendola contro le pareti del recipiente. Non aggiungere farina e non perdersi d’animo…anche se sembra irrealizzabile ad un certo punto la pasta sarà liscia ed elastica e si staccherà tutta in blocco.
Allora aggiungere lo zucchero ed incorporarlo lavorando ancora.
Mettere la pasta nell’appposito stampo imburrato in modo da riempirlo solo per un terzo.
Lasciar lievitare in luogo tiepido finchè lo stampo risulta pieno fino all’orlo.
Infornare in forno a buon calore per 20 minuti circa, provando la cottura con uno stecchino.
Sformare il babà e bagnarlo con uno sciroppo al rum.Sciroppo
Far bollire 12 bicchiere d’acqua con tre cucchiaiate di zucchero per qualche minuto, indi aggiungere 2 bicchierini di rum.Di solito rifinisco il dolce con una leggera ghiaccia ottenuta con 4 cucchiai di zucchero a velo e acqua tiepida, poca ma sufficiente ad ottenere la fluidità necessaria a far colare la ghiaccia.
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